Chi è Medusa? è l’ultima figlia di Ceto e Forco, due divinità minori che si amavano benché fossero fratello e sorella.
Misero al mondo esseri mostruosi: le tre Graie, nate vecchie con un solo occhio e un solo dente; Scilla, per metà donna e metà mostro, spedita nello stretto di Messina dove si divertiva ad affondare le navi; le Gorgoni, due delle quali, Steno ed Euriale, piene di peli e con zanne da cinghiale ed una, la terza, bellissima, che chiamarono Medusa, dai capelli lisci e splendenti che tutti ammiravano.
Divenne per volontà dei genitori sacerdotessa di Atena alla quale offri la sua verginità. Era così bella che fece colpo su Poseidone, il quale vistosi rifiutato, un brutto giorno l’afferro’ per i capelli e la violento’. Atena li colse sul fatto e, accecata dalla gelosia, tramuto’ Medusa in un mostro. I bei capelli si trasformarono in serpi e lei ebbe il ” dono ” o meglio il castigo di trasformare chiunque la guardasse in pietra.
Perché Atena abbia punito Medusa, la vittima, e non Poseidone, il violentatore, è una domanda che dovremmo porci ogni giorno.
Scrive l’autore che ogni volta che dinanzi ad un episodio di violenza sessuale, cominciamo soltanto a mettere in dubbio che la vittima abbia provocato l’aggressore, ci comportiamo tali e quali ad Atena con Medusa.
Secondo la mitologia Medusa, che a differenza delle altre Gorgoni, non aveva il dono dell’immortalità,verrà uccisa da Perseo, che le decapitera’ la testa; e la sua testa, grondante sangue, possiamo ammirarla, tra le mani di Perseo nella statua bronzea di Benvenuto Cellini, in Piazza della Signoria a Firenze.
Nel romanzo Il custode di Niccolò Ammaniti Medusa non è morta.
Sopravvive, nascosta nel bagno di una casa di un piccolo paese siciliano. Una madre, un figlio adolescente e una zia — continuano a prendersene cura, tramandando una tradizione di famiglia
Avere Medusa significa possedere un potere terribile: trasformare gli esseri viventi in pietra. Un potere che può essere usato per eliminare i nemici, i ficcanaso, chiunque abbia la sventura di intralciare gli affari della famiglia.
Ma Medusa, allora, non è soltanto il mostro custodito dalla famiglia.
Medusa è la famiglia stessa.
È il mostro che vive dentro una famiglia apparentemente normale e che, per essere custodito, pretende tutto. Chi se ne prende cura non è veramente il suo padrone: ne diventa il prigioniero. Non può scegliere un’altra vita, non può allontanarsi, non può immaginare un futuro diverso.
È questa, forse, la metafora più inquietante delle famiglie mafiose.
Il mostro viene cullato, protetto, tramandato di generazione in generazione. E alla fine divora proprio coloro che lo hanno custodito.
È un carnefice che si confonde con la famiglia, con la tradizione, con il sangue. Per questo chi decide di uscire da quel mondo spesso deve pagare un prezzo altissimo.
Nel romanzo, però, c’è anche il primo amore.
C’è l’adolescente che scopre la passione per una donna adulta e, attraverso quella passione, scopre per la prima volta la possibilità di un mondo diverso. L’amore lo spinge a trasgredire le regole, a disobbedire alla madre, alla zia, alla famiglia. Per un momento riesce persino a dimenticare Medusa.
Ma Medusa non si dimentica.
Il mostro non permette facilmente di essere abbandonato.
E forse questa è la tragedia più profonda: chi cresce dentro un sistema malato può arrivare a desiderare di liberarsene, ma porta dentro di sé ciò da cui vorrebbe fuggire.
Perché il mostro non muore quando qualcuno tenta di scappare.
Il mostro genera altri figli.
E così la storia ricomincia.