Mi sono chiesto che forma avesse il tempo, per me  oggi e’ un foglio, anzi e’questo schermo, dove ho appuntato, alcuni dei miei ricordi, in ordine sparso, perche’ passato prossimo e remoto sono confusi, ora sono la stessa cosa.

Qui abbiamo 5 anni, mi hai appena dato un morso al dito, dove sono rimasti i segni dei tuoi denti nella carne e io ti ho strappato i capelli, li tengo in mano e te li faccio vedere;

Qui siamo a casa della nonna, abbiamo forse 10 anni, abbiamo giocato e scherzato, noi andiamo  tutti via, tu resti a farle compagnia tutta la notte e per altre notti;

Abbiamo 54 anni,  siamo a Milano, la visita e’ andata maluccio, ridi lo stesso sull’aereo di ritorno, fai finta di non aver capito;

Qui abbiamo 8 anni,  siamo a mare, ci siamo tutti, i nostri genitori, gli zii e i cugini, proprio tutti ed io e te che litighiamo;

Qua, non so quanti anni abbiamo, io e tuo fratello abbiamo strappato la testa alla tua bambola e tu mi rincorri per casa;

Abbiamo 54 anni e qualche mese in piu’,  ci sono io che sono venuto in ospedale a trovarti, sei debole, hai il volto nero e non ce la fai a parlare, vabbe’ non pensarci ti riprenderai;

Qui,  14 anni, abbiamo avuto la maledetta notizia di tuo fratello, piangiamo tutti, la zia ha finito di vivere e nessuno, nemmeno tu, sara’ piu’ come prima;

Qui,  15 anni, tu parli gia’ alla radio, come Gianfranco prima di te che l’hai voluto ricordare cosi’, sei brava, mi pareva una gran cosa  ma  nonna, mamma e zie non l’hanno presa bene;

Qua abbiamo 24 anni, io faccio ancora il bambino  tu invece ti sposi; e va bene avevi ragione  il tuo e’ stato il piu’ bel matrimonio,  il primo tra tutti i cugini, nel miglior posto e poi c’eravamo quasi tutti;

Ancora 54 anni. Mi avevi chiesto di venire a Milano per aiutarti a capire cosa avrebbero detto i medici, ma l’hai capito solo tu che non ci sarebbe stato niente da fare.

Ora abbiamo 54 anni e qualche altro mese in più e non riesco a stare davanti alla tua bara.

Un pensiero su “Ciao Sabri’”
  1. Cara Sabry,
    in questi pochi mesi che ti sono stata accanto, mi hai fatto scoprire che eravamo più vicine di quello che pensassi.
    Mi hai coinvolto nella tua battaglia, che è diventata anche la mia ed io di questo ti ringrazio: credevo che avessimo perso ma mi è stato spiegato che morire non significa perdere!
    Noi abbiamo vinto, perché ce l’abbiamo messa tutta, non abbiamo perso le speranze e soprattutto non abbiamo perso la fede; sei rimasta con il Rosario tra le mani sino alla fine.
    Starti accanto mi ha arricchito; il tuo sorriso nei momenti più bui, le tue battute taglienti, il tuo coraggio nel volere rimanere da sola, per me sono stati sorprendenti.
    Mi piaceva tutte le volte che mi chiamavi “cara cara”; mi facevi tornare indietro negli anni, quando era zio Umberto a chiamarmi così.
    Voglio immaginarti con la tua mamma, il tuo papà e tuo fratello, a guardarci con quel vostro delicato e nobile sorriso!
    Grazie grazie grazie!

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