Ci tenevo a vedere il film “L’estranea” del giovane quanto talentuoso regista Paolo Strippoli: era stato oggetto di positiva attenzione all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e rappresenterà l’Italia per concorrere agli Oscar 2027 nella sezione miglior film internazionale.
La trama del film ti appassiona da subito: le interpretazioni magistrali di Jasmine Trinca, riflesse nello sguardo enigmatico dell’emergente Romana Maggiora Vergano, e di Valeria Bruni Tedeschi nel prosieguo, ti proiettano dapprima in una vicenda di comune vita familiare di taglio borghese per poi ricondurti in un rebus psicologico laddove la chiave di lettura risulta difficile da ricomporre, ma coinvolge fortemente l’emotività.
Il desiderio di essere perfetti, di non suscitare critiche altrui, di costruire un futuro dorato per i propri figli, addirittura imponendo loro scelte anche poco gradite… ha un prezzo?
E qual è il limite, il giusto limite da osservare? Cosa siamo più disposti a sacrificare nell’effettuare una scelta?
Il regista ripercorre la vita dei protagonisti offrendo una chiave di lettura originalissima, ma complessa (non a caso il titolo del film per le platee internazionali è “The spiral”), a tratti drammatica, ma mai scontata e proprio ciò, accompagnato dalle indimenticabili note di “Narcotic” dei Liquido, ti lasciano, abbandonando la sala, un’inquietudine stimolante che solo i thriller psicologici sanno infondere.
Una curiosità sulla quale riflettere…il regista ha collaborato come aiuto nel 2017 con il maestro calabrese Gianni Amelio nel film “la tenerezza”.
Mi piace pensare che questa esperienza abbia, in qualche modo, inciso sul modo di rappresentare uno dei temi principali del film “L’estranea”: il peso dei rimpianti e dei rimorsi nella psiche umana.
Interessante, d’altra parte è proprio nella natura umana vivere di rimorsi e rimpianti, chi non ne ha?