Come sappiamo tutti, nel 1969, con la missione Apollo 11, Neil Armstrong andò sulla Luna, portando per la prima volta l’umanità su un suolo diverso da quello terrestre.
Naturalmente dovette andarci con un razzo.
Con cosa vuoi andare sulla Luna, con una bicicletta?
Non fu un’impresa semplice.
Fu un’impresa storica.
Un record, con scarse probabilità di riuscita. Oggi, forse, non si penserebbe nemmeno lontanamente di affrontare una missione così rischiosa.
Naturalmente, Neil Armstrong fu insignito di tutti gli onori che un’impresa tale meritava e oggi quell’astronauta è un mito per l’umanità, un esempio per chi nella vita si prefigge obiettivi che per altri sono impossibili da raggiungere.
Sempre nel 1969, mentre Armstrong era sulla Luna, la metà della popolazione americana non era in grado di guidare un’ automobile.
Ora, immaginiamo per un momento che il lavoro degli scienziati della NASA che precedette la missione Apollo 11 — che certamente non fu privo di errori e di tentativi falliti — fosse stato giudicato proprio da quei soggetti che non erano in grado neppure di guidare una semplice automobile.
L’umanità non avrebbe certamente mai messo piede sulla Luna.
Gli errori non dovrebbero sorprenderci e non dovrebbero deprimerci.
Anzi azzarderei a dire che bisognerebbe considerarli parte del percorso, quando sono inevitabili.
Chi fa e si espone, sbaglia.
E va bene così: semplice, bello e naturale.
Quello che dovrebbe sorprendere, semmai, è un’assenza totale di errori (IA, permettendo).
Forse bisognerebbe preoccuparsi un po’ meno degli errori e un po’ di più di chi esprime giudizi, perchè non sempre ha le competenze per farlo.
Siamo giudicati ovunque e da chiunque: dal passante che ci guarda come siamo vestiti, dal taglio di capelli che portiamo; dall’amico che non ha mai corso un rischio; dal giudice che non conosce chi siamo; da chi non sa il lavoro che facciamo.
Credo che prima di giudicare del lavoro di chi portò l’uomo sulla Luna, sarebbe il caso di chiedersi se chi giudica sappia che per arrivarci serve un razzo e non una bicicletta.
Tratto da una conversazione tra amici.