ore 00:30 di giovedi 15 ottobre

Buonasera, mi chiamo Enrico, ho 13 anni, e tifo Roma da quando mi addormentavo tra le braccia di mio padre, cullato dai cori dei tifosi.

Stasera voglio scrivere questa lettera non tanto con la speranza che venga letta, ma più che altro per illudermi di condividere il mio supplizio con qualcuno che soffre della mia stessa malattia: mal d’amore.

Ascoltando il modo in cui i miei amici parlano della propria squadra del cuore mi sono accorto che per me seguire la Roma non è un semplice hobby, ma una scelta di vita.

La Roma non è una squadra da tifare, è una famiglia in cui, se si sceglie di entrare, non si riesce più ad uscire.

Con la Roma ho sperimentato tante vittorie, che mi hanno fatto provare le sensazioni più belle del mondo; ma anche tante sconfitte, che mi hanno fatto provare sulla pelle un dolore tanto lancinante quanto crudele.

Questa sera la sconfitta contro il Real Madrid proprio non ci voleva, e, mia cara Roma, sapessi quanto ho pianto e quanto tuttora mi sto disperando. Non ci sono parole per descrivere come ci si sente dopo queste partite che prosciugano nel loro trascorrere tutta la propria forza vitale.

Dopotutto, mi ci sono quasi abituato: i match più importanti li perdiamo sempre all’ultimo, è così che siamo fatti.

Ma a me, Roma, che cosa me ne deve importare, se poi durante tutta la settimana l’attesa di una nuova partita è logorante?

L’attesa di vedere i giocatori in campo che danno di tutto per la maglia giallorossa, fino all’ultimo secondo.

Di vedere il mister che, trasportato dall’amore e dalla foga, diventa un tifoso affiatato.

Di vederti vincere o perdere, sempre a testa alta e sperare di vederti nuovamente alzare un trofeo.


Tu mi hai insegnato un valore che tra tutti, non mi sarei mai aspettato di imparare proprio da te: la resilienza.

Ho appreso cosa voglia dire continuare a combattere, anche quando tutto il mondo sembra venirti contro, anche quando in una delle partite più belle della stagione si infortunano Koné, Dybala e Soulé.

Perché alla fine lo sai cosa penso?

Che questa partita l’abbiamo dominata e che non importano i 3 goal subiti su calcio d’angolo, perché oggi abbiamo visto delle giocate da veri fuoriclasse da parte di ognuno dei nostri giocatori, nessuno escluso.

Oggi, quello che provo per te qualcuno lo chiamerebbe amore tossico, ma io sono orgoglioso ed entusiasta di ricaderci; perché avendo scelto Roma ho veramente conosciuto il mio unico grande amore.

Di Enrico

Un pensiero su “Il mio unico grande amore”
  1. Caro Enrico, che dire….attaccamento ai colori sociali, precisa la disamina di quello che è accaduto realmente in campo, dolore e orgoglio infinito nello stesso post…complimenti veramente!
    La tua età dice poco, la tua maturità dice tutto, e mi lascia tanta speranza che la tua generazione possa riscattarci da questi infiniti vuoti social che pare abitino in esclusiva nelle teste dei tuoi coetanei non appena più grandi….
    Bravo davvero!
    Un amico “anziano “

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