Internet è nato come una straordinaria rete globale di comunicazioni tra computer.
Senza soffermarci sulle origini risalenti al 1945 in ambito bellico (connessione tra reti diverse), la data chiave è il 1991, quando è nato il world wide web (www), collegando quasi tutti gli esseri umani in vari modi.
Un’altra data importante per noi è il 4 febbraio 2004, quando Mark Zuckerberg ha lanciato il primo social network per studenti di Harvard, estendendolo poi ad altre università americane e infine al pubblico mondiale.
Da questi eventi è nata la moltiplicazione delle piattaforme social e l’attuale impatto dell’Intelligenza Artificiale con le sue molteplici applicazioni.
L’idea iniziale dei social era facilitare incontri virtuali tra amici sparsi, come un revival periodico di compagni di scuola e altri.
Ma il Dio Denaro, inizialmente solo osservatore, ha rapidamente preso il controllo, dominando oggi senza opposizione.
Ogni nostra azione online è costantemente monitorata per massimizzare i profitti di multinazionali voraci.
In futuro approfondirò osservazioni su commercio, monitoraggio e intelligenza artificiale.
Qui vorrei invece puntare l’attenzione su un aspetto attuale della deriva che ha assunto il modo di interpretare lo spazio globale dei social e dei media che da potenziale ambito di dialettica (magari anche accesa) è diventato soltanto un mero ausilio di polarizzazione e di scontro.
Fateci caso. Siamo costantemente tempestati da imput a prendere posizione su questo o su quell’altro argomento senza possibilità di dettagliare meglio la nostra posizione: o sei di qua o sei di là; o sei nero o sei rosso; o sei pro o sei contro qualcuno.
Non c’è posto per sfumature, approfondimenti, spirito critico, ragionamento (Kant si rivolta nella tomba).
Ci viene spesso chiesto di prendere posizione. Questo atteggiamento è comune anche nelle discussioni pubbliche.
Un esempio emblematico è il recente caso di Garlasco. Sei a favore o contro Stasi? Sei a favore o contro Sempio? Personalmente, mi schiero con l’esito finale di una giustizia pur imperfetta e affido al giudizio divino il vero colpevole di questo tragico delitto.
Sei pro Russia o pro Ucraina?
Io sostengo il rispetto del diritto internazionale (chi lo avrà mai violato in questa circostanza?) e per l’autodeterminazione dei popoli. Non approvo le sopraffazioni dettate da carri armati e missili balistici, giustificate da narrazioni grottesche che vogliono far credere che sono azioni mirate al bene del proprio popolo (è davvero bene contare migliaia di lutti ogni anno?), quando in realtà servono a mantenere oligarchie di omuncoli narcisi e con l’ ego smisurato.
Con ciò vorrei terminare facendo un rapido riferimento al concetto di dittature.
Un recente sondaggio condotto dal Censis ha messo in luce, tra l’altro, una preoccupante tendenza della popolazione italiana a considerare favorevolmente l’ipotesi di essere governata da un regime autocratico o dittatoriale.
Sicuramente l’istinto di molti degli intervistati sarà stato: basta democrazie. La democrazia mi impoverisce e mi opprime. Non prende decisioni rapide e giuste per il popolo. Basta invasioni di stranieri. La democrazia accentua le ingiustizie. Loro sono ricchi, noi siamo poveri. Basta!
Montesquieu diceva che sostanzialmente esistono tre grandi forme di governo: la repubblica, distinta a sua volta in democrazia e aristocrazia, la monarchia ed il dispotismo. Nella repubblica il potere è detenuto da più individui (molti nella democrazia e pochi nell’aristocrazia) in ossequio alla legge, nella monarchia da uno solo sempre in osservanza alla legge, nel dispotismo da uno solo in maniera arbitraria.
Il principio alla base della democrazia è la virtù (politica e non morale), intesa come amor di patria e dell’uguaglianza, quello dell’aristocrazia la moderazione che garantisce l’eguaglianza tra i nobili; quello della monarchia è l’onore (la volontà di distinguersi per meriti); quello del dispotismo è la paura che esso infonde nei sudditi.
Proverei a fare qualche esempio più diretto.
Vuoi davvero un saggio dittatore che ti governi? Sai davvero cosa significa concentrare tutto il potere nelle presunte sapienti mani e nella illuminata saggezza di un solo governante?
Significa che quella persona può disporre del tuo patrimonio, della tua vita e di quella dei tuoi cari in qualsiasi momento.
Tu dirai: che parolone!! Io sarò fedele al mio sommo governante e ne condivido i valori cosa mai potrebbe farmi?
Un dittatore, un minuto prima potrebbe essere il tuo migliore amico, un minuto dopo il tuo peggior nemico. Non è soggetto a nessun controllo. Solo al controllo delle sue convenienze e del suo capriccio. Sei davvero sicuro che il tuo comportamento irreprensibile non possa, magari tuo malgrado, entrare in conflitto con i suoi interessi?
Nella storia molti dittatori hanno eliminato i propri collaboratori più stretti per consolidare il potere o eliminare potenziali rivali. Pensiamo ad Ernst Rohm capo delle SA e amico intimo di Hitler, fu giustiziato nel 1934 durante la Notte dei Lunghi coltelli poichè Hitler temeva la sua ascesa al potere. Pensiamo a Nikolaj Ezov, capo della polizia segreta che orchestrò il periodo più violento delle purghe, quando non fu più utile Stalin lo fece arrestare e giustiziare. Pensiamo a periodi più recenti ed immaginiamoci per un attimo di non vivere più nella democratica Italia e nel bistrattato vecchio continente, potremmo mai permetterci di scrivere o semplicemente di sospettare che dietro l’eliminazione di taluni ci siano “ragioni di Stato” o meglio interessi di un solo uomo che comanda?
Ai posteri l’ardua sentenza.




Complimenti, un bellissimo articolo