di Giuseppe

Mi trovo su un aereo a diecimila metri d’altezza, che traballa per via delle perturbazioni atmosferiche, la mia frequenza cardiaca è stabile, si fa per dire, a 100 battiti al minuto, di solito è 56/57. Ho capito di soffrire di mal d’aria e di una claustrofobia che si manifesta solo in volo. La donna accanto a me – quella con cui condivido 22 anni di vita e che mi ha rimesso su un aereo, dopo che avevo promesso che non ci sarei più risalito – per me in questo momento è un’estranea ed è la cosa più gentile che riesco a dire di lei adesso. Ho le gambe rigide, non penso sarei capace di muovere un passo; ho le mani intorpidite, a stento tengo lo smartphone; mi manca l’aria. Non capisco chi possa ordinare un panino al formaggio, o una coca, o un caffè o qualsiasi altra cosa, io non riuscirei a mandare giù niente. Il mio stomaco è chiuso. Tutta sta fame e sete che prende alla gente quando viaggia è patologica. Forse però un po’ d’acqua con dieci gocce di lexotan le gradirei….ma dubito faccia parte del servizio di volo. In questo momento l’aereo ha perso un po’ di quota per un probabile vuoto d’aria, la mia frequenza cardiaca è passata a 110 battiti al minuto e l’estranea si è girata verso di me, dicendomi qualcosa, ma io l’ho ignorata. A cosa penso? Al tempo. Non ne abbiamo mai. Corriamo in auto, saltiamo file, pasti, non leggiamo, non oziamo, non stiamo con gli altri perché, diciamo, non abbiamo tempo. Per risparmiarlo, ci facciamo portare a 10.000 metri di altezza, sopra le nuvole, in mezzo a venti ascendenti e discendenti, per arrivare in un’ora e mezza (se arriviamo) in un posto dove, con un comodo treno, ce ne metteremmo undici. Ma poi, che ce ne facciamo di questo tempo risparmiato? In undici ore di treno avrei letto un bel libro, avrei sonnecchiato, pensato, riflettuto sulla vita, avrei potuto scrivere un articolo sul mio blog, avrei potuto conversare con qualche piacevole signora seduta sul sedile difronte al mio, anche per fare un dispetto all’ estranea che in aereo era già arrivata a destinazione da un pezzo. Ieri uno straordinario attore, showman, David Larible, esibitosi al teatro comunale di Lamezia Terme, a conclusione del suo memorabile spettacolo, Destino di un Clown, ha ringraziato noi, il suo pubblico, per il tempo che gli avevamo donato. A parte che eravamo noi a dover ringraziare lui per la meraviglia che ci aveva regalato, ma penso che quell’ora e mezza sia stata solo tempo guadagnato. Noi guadagniamo tempo tutte le volte che ci arricchiamo di qualcosa, a prescindere da dove passiamo il nostro tempo, su un treno, un pullman, per strada, in auto. Non è necessario andare di fretta per risparmiare tempo: è necessario vivere ogni secondo della nostra vita, per arrivare quando arriverà il nostro ultimo istante e poter dire di aver vissuto la nostra vita in modo pieno. Comunque l’aereo è arrivato con mezzora d’anticipo, l’atterraggio è stato discreto, per l’estranea è stato perfetto.

2 pensiero su “Paura di volare”
  1. Come diceva l’ingegnere e filosofo De Crescenzo, viviamo il tempo in larghezza e non in lunghezza. La vita sarà più lunga e migliore. Comunque condivido ogni sillaba della tua riflessione

  2. Sono dal parrucchiere, ho appena finito di leggere l’articolo e tutti, senza chiedermelo, si domandano perché sto ridendo!

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