C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando si approfitta della paura delle persone per guadagnare.

Negli ultimi tempi capita sempre più spesso di vedere sui social articoli che trattano di vaccini, malattie, rischi, diagnosi, possibili conseguenze. Poche righe, quanto basta per catturare l’attenzione. È una tecnica di comunicazione. Si chiama “cliffhanger”: lasci il racconto sospeso nel punto più delicato e chi legge non può fare a meno di voler sapere come va a finire.

Il problema è che la salute non è una serie televisiva.

Quando il tema sono le malattia il meccanismo diventa molto più problematico. Perché la curiosità non è solo curiosità: è ansia, è preoccupazione, è il bisogno di capire se quello che stai leggendo potrebbe riguardare te o le personi vicino a te.

Poi arriva il passaggio successivo: per sapere come va a finire bisogna spostarsi su un’altra piattaforma. E per leggere il finale bisogna pagare.
Il punto non è il diritto di chiunque di essere pagato per il proprio lavoro intellettuale. Scrivere, studiare, divulgare richiede tempo e competenze. Questo è fuori discussione. Il punto è un altro.
La medicina non può trasformarsi in un modello di business fondato sulla paura. Non può usare l’ansia delle persone come leva per generare traffico o abbonamenti.


La scienza ha un’altra natura. È un bene pubblico. È conoscenza che dovrebbe circolare, chiarire, rassicurare, spiegare.
Non è molto diverso — nella logica — da quei casi in cui la visita medica si conclude inevitabilmente con una lista di prodotti da acquistare: vitamine, integratori, “supporti” vari, spesso con utilità scientifica discutibile. Anche lì il meccanismo è simile: si parte da una preoccupazione, la si alimenta un po’, e poi si propone la soluzione.
La medicina dovrebbe fare l’opposto.
Dovrebbe ridurre le paure, non monetizzarle.
Perché chi indossa un camice non è un influencer. Ha un ruolo sociale diverso, una responsabilità diversa, una credibilità che deriva dalla scienza e dalla fiducia dei pazienti.
L’ordine dei medici dovrebbe vigilare meglio.

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