Chi è appassionato del gioco degli scacchi o intende cimentarsi con il “nobil gioco” non può fare a meno di leggere la novella di S. Zheig.

Scrive l’autore che gli scacchi sono l’unico gioco fra tutti quelli inventati dall’uomo in cui la vittoria non è rimessa al caso ma esclusivamente all’intelletto o meglio ” ad una certa forma di talento intellettuale“.

In uno spazio rigidamente geometrico, la scacchiera, si possono avere infinite combinazioni di gioco; ” capacità visionaria, pazienza e tecnica agiscono in un equilibrio tanto preciso quanto nel matematico, nel poeta, nel musicista..…”.

Tutti possono apprenderne le regole, ma vincere agli scacchi dipende da abilità, pazienza, raziocinio e fantasia.

La scena si svolge a bordo di un piroscafo dove viaggia il campione del mondo degli scacchi e quello che sarà il suo sfidante. Si tratta di due personaggi molto diversi tra loro, ma entrambi hanno trovato nel gioco degli scacchi la loro ancora di salvezza.

Nella novella di S. Zheig è soprattutto l’episodio della prigionia del protagonista a catturare l’attenzione. Questa parte dell’opera si distingue per la potente rappresentazione del senso di oppressione e del vuoto esistenziale che il personaggio vive durante la “particolare” detenzione.

La prigionia non è solo una condizione fisica di reclusione, ma e’ la metafora del nulla che schiaccia l’individuo.

In questo contesto, la mente del protagonista si rifugia nel gioco degli scacchi, che diventa lo strumento per resistere al proprio annientamento. La scacchiera diventa un piccolo universo ordinato, in cui il caso è escluso e ogni mossa è frutto di intelligenza e volontà.

Attraverso questo episodio, Zheig esplora il contrasto tra la libertà interiore e la costrizione esterna, mostrando come il pensiero e la creatività possano sopravvivere anche nelle condizioni più estreme. La prigionia diventa così simbolo di una lotta contro il nulla, contro l’oppressione che tenta di cancellare ogni traccia di identità e speranza.

Questa parte del libro invita a riflettere sul potere della mente umana di trovare senso e luce anche nell’oscurità più profonda.

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