Adesso – Commento e Recensione a cura di D.
Ho finalmente iniziato un libro di quelli che abitano sul mio comodino a tempo indeterminato, in attesa del momento giusto, qualsiasi cosa significhi.
L’ho portato con me sul treno e dopo le prime cento pagine mi sono chiesta
“la sai misurare la distanza?”.
Non parlo di metri e chilometri, parlo di botole nascoste dove è chiusa una parte di noi, quella che ha paura. Di sentire, di soffrire, di crescere, di provare qualcosa. Insomma, la distanza tra chi sei e chi ti fai andar bene di essere, pur di restare anestetizzato e stare lontano da ciò che di vero c’è. E la chiami cautela, o la chiami avventure, e ti inventi tante scuse e tanti nomi per questo filo spinato intorno alla tua fragilità.
Perché è proprio vero che affidarsi è complicato quando hai passato la vita a poter contare solo su di te, ma al tempo stesso è un bisogno così grande che se lo disegnassi sarebbe un groviglio all’altezza della pancia.
Poter dire “mi fermo qui” e chiamarla casa richiede tanto coraggio: devi guardarti dentro e capire di cosa sei capace, nel bene e nel male.
Se davvero non cerchi amore perché ti basti o se è solo una scusa per restare egoista, e non legarsi a nessuno, non rinunciare a niente per quieto vivere. Ma quando non sai chi chiamare per una bella notizia o peggio, quando ti casca il mondo, è libertà o solitudine?
“Adesso” chiede al suo lettore di fermarsi in un posto, oltre il passato e prima che subentri il disincanto, nella tranquillità di ritrovare sempre gli stessi capelli sul cuscino, e la sera sempre la stessa testa che respira accanto. E magari che appartenga a una persona capace di amare e non uno specchio di quelle botole chiuse.
Chiara Gamberale te lo dice: è per questo che ti innamori sempre della stessa persona con nomi diversi, perché finché non apri quelle porte starai lontano da chi sei davvero. Perché se passi la vita a fuggire da tutto, rischi di perdere anche te stesso. Di lasciarti indietro un martedì, un mercoledì qualsiasi. Ma quelli sono giorni facili: puoi riempirli con impegni veri e simulati, puoi passare in apnea le 16 ore in cui non dormi e avere l’impressione di aver fatto tanto anche senza concludere niente.
Ma segue sempre una domenica in cui ti svegli e ti chiedi “che faccio?” che diventa “chi sono?”.
Ecco, l’amore non cambia nessuno. Forse si limita a trovare qualcosa che era già lì. E infatti ogni relazione, o ogni interazione, ha il potere di farci sentire diversi, mentre siamo solo un po’ meno ignoranti. Ogni volta che ti concedi un’apertura diventi un po’ di più chi sei. Assurdo pensare che per conoscersi sia necessario passare attraverso l’altro.
“E di questo potere in mano a uno sconosciuto, che me ne faccio?”
A questo punto non posso che pensare che questo libro è la versione su carta della “canzone contro la paura” di Brunori sas. E così arrivo a destinazione, mi accendo una sigaretta e dopo anni la riascolto.
“E invece no, tu vuoi canzoni emozionanti
Che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti
Canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare
Canzoni belle da restarci male”.
Il libro, magari, lo finisco domani.
Autore: D.




un bellissimo articolo