Mi sono accostata alla visione del film “Nessun dolore” con molta curiosità: la presenza autorevole e garbata del maestro Gianni Amelio nella sala cinematografica ha fatto percepire ancor più quell’alone magico che solo il cinema riesce a trasmettere.

Il calabrese Gianni Amelio, delicato nelle parole, nei dialoghi, ma forte nelle suggestioni, ha realizzato una sua visione, quasi romantica, dell’immigrazione relazionata con l’obbligo morale dell’accoglienza, a volte offerta, a volte imposta dagli eventi.


Il film scorre con un ritmo assai piacevole, mai scontato, ma soprattutto sorprende.

L’immigrato fa paura, non possiede nulla se non il desiderio di essere accettato, di avere una vita migliore.

Trova spesso un ambiente ostile perchè una singola persona, benchè generosa e dotata di buona volontà, non può sostituirsi a ciò che necessita di iniziative più strutturate.

Il protagonista del film cosi’ accetta, quasi passivamente, una crescente invasione della propria abitazione da parte di immigrati che non conosce, esplora ambienti difficili pur di dare risposte ai suoi sensi di colpa, vive l’esperienza della detenzione in carcere, sogna un amore che si rivelerà impossibile.

Il film scorre e sorprende, specie nel finale, lasciando ampio spazio alle riflessioni dello spettatore.

Di RXS

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