Dal caos alla rigenerazione: riflessioni su potere, tecnica, natura e responsabilità umana.

Il Festival della Filosofia, in cui eravamo presenti, è un evento culturale di rilevanza nazionale che si svolge  per tre giorni nelle città di Modena, Carpi e Sassuolo con l’adibizione di spazi aperti di formazione e di conversazione.

Cinquanta lezioni magistrali di protagonisti della scena culturale italiana e internazionale caratterizzano ogni edizione partendo da  una parola-chiave che induce a riflessioni su questioni centrali della discussione filosofica con richiami connessi alla contemporaneità.

La parola chiave dell’edizione di quest’anno è stata caos mentre il simbolo di questa edizione è stato il cigno nero che è un animale notoriamente difficile da incontrare nonostante sia una specie ben classificata e con precise aree di diffusione. 

Quando si entra in contatto con un cigno nero (inteso in senso metaforico come evento imprevisto e sconvolgente), gli effetti possono essere destabilizzanti.

Anche il caos è una sorta di cigno nero, fatto di eventi rari e imprevisti, le cui conseguenze, dapprima imperscrutabili, si rivelano di enorme portata: non solo irreversibili, ma anche globali.

Funzionano così non solo i mercati, il clima e la geopolitica, ma anche la scienza e l’evoluzione.

Il cigno nero è quindi l’emblema di ciò che sfugge al nostro controllo, ma non per questo è privo di logica; costituisce l’esempio concreto di un’eccezione che può diventare regola, di un’incertezza non necessariamente negativa.

Sul palco di piazza Grande a Modena nella giornata di sabato 19 ho avuto il piacere di vedere la professoressa Nadia Fusini (già professoressa di lettere alla Sapienza di Roma), il filosofo Salvatore Natoli, il Cardinale nonché grande biblista Gianfranco Ravasi, lo psicoanalista e celebre scrittore Massimo Recalcati ed il noto divulgatore scientifico Mario Tozzi.

Farò pertanto una breve sintesi dei loro interventi ed una conclusione finale sul messaggio veicolato tendenzialmente da quasi tutti gli ospiti del festival.

La follia di un re. Il modello di Riccardo III in Shakespeare.

La Professoressa Fusini, massima esperta italiana di studi shakespeariani, ha intitolato la sua lezione magistrale: La follia di un re. Il modello di Riccardo III in Shakespeare.

Cosa accade quando il desiderio di potere spezza gli equilibri interiori su cui si fonda l’azione dell’uomo?

Attraverso una rilettura shakespeariana ha esplorato il modo in cui ambizione, dismisura e progressiva perdita di controllo hanno trasformato la vicenda individuale del protagonista del “Macbeth” in una riflessione universale sui processi tramite cui il disordine della coscienza si riflette inevitabilmente nella crisi dell’ordine politico.

Il Riccardo III, secondo la libera reinterpretazione di Shakespeare, uccise vilmente e senza scrupoli tutti gli eredi al trono, compresi nipoti e parenti diretti pur di ottenere il potere.

La sua bramosia di potere ha stravolto ogni valore ed etica.

Inevitabile il parallelismo emerso con gli attuali protagonisti della scena politica mondiale che hanno privilegiato il loro interesse a quello dei propri cittadini.

Caoscosmos dinamiche della trasformazione

Di grande impatto emotivo è stato l’ intervento del professore Salvatore Natoli. Il tema è stato il tentativo di  individuare, se possibile, un principio di trasformazione capace di legare mutamento, equilibrio e continuo divenire del reale. Questa lezione è stata improntata all’idea moderna di trasformazione e alle accelerazioni che società e tecnologia portano con sé, rovesciando la visione “progressista” che riteneva di aver scoperto le leggi interne della storia: l’idea di cambiamento adeguata alla nostra epoca è viceversa probabilistica e imponderabile, racchiusa nell’idea di “caosmosi”, ossia il riconoscimento che il caos è una forma di ordine che va saputa calcolare.

Le due grandi guerre del secolo passato sono stati due terrificanti tentativi di stravolgere gli ordini esistenti per indirizzarli verso una comune omologazione dei pensieri e degli intenti.

Ma l’umanità non è conformabile, i piani bellici destabilizzanti sono falliti, il caos creato ha sacrificato tante vittime ma il mondo è ripartito nel successivo ciclo di caos e ripartenza.

Il caos nella visione del professore Natoli crea scompiglio inizialmente perché non inquadrabile nel suo percorso e nel suo esito finale ma storicamente ogni caos crea un vuoto iniziale ma subito dopo è decifrabile nella sua tendenza e nel suo andamento.

Al termine di ogni intervento nella piazza gremita da migliaia di persone sedute era possibile su richiesta porre domande.

Ho pertanto chiesto al professore Natoli “in questo tempo in cui la tecnica (internet ed AI ad esempio) non sembra più uno strumento al servizio dell’uomo bensì una mera generatrice di scopi (tipica visione di Heidegger) senza un chiaro indirizzo finale in che modo un singolo uomo può porsi correttamente?”. 

Il professore ritiene che in questa epoca complessa il giusto approccio sia essere all’altezza di questa complessità attraverso un’adeguata conoscenza. Bisogna documentarsi, avere uno spirito critico. Non bisogna avere paura della tecnologia ma cavalcarla senza farsi travolgere.

Non semplici oggetti passivi alla mercè della continua tentazione commerciale e capitalista bensì soggetti critici e consapevoli.

Catastrofe e  rigenerazione La teodicea di Anselm Kiefer.

Per teodocea si intende il tema della giustizia divina e del perché esiste il male nel mondo. Anselm Kiefer (ignoto in precedenza al sottoscritto) è uno scultore e pittore tedesco tuttora in vita che lavora la materia con la fiamma ossidrica ed altri strumenti per distruggerla e ricomporla. 

Egli afferma che quando elabora un’idea di opera d’arte non sa cosa verrà fuori alla fine del suo intervento perché è la natura a produrre la sua opera finale.

Distruzione e rovina possono infatti diventare il punto di partenza di nuovi processi di trasformazione?

Attraverso una riflessione sull’arte di Anselm Kiefer, il prof. Massimo Recalcati ha scandagliato il rapporto tra trauma storico, memoria e possibilità di rigenerazione, mostrando come l’esperienza della catastrofe non si limiti a coincidere con la fine dell’ordine preesistente, ma possa dischiudere lo spazio per una nuova elaborazione simbolica del passato e per inattese forme di rinascita individuale e collettiva.

Il messaggio finale dell’ artista Kiefer è che a suo avviso noi uomini non siamo solo immanenti ( terreni, imperfetti, finiti, caduchi) ma siamo anche già trascendenti (della stessa sostanza divina, assoluti,  eterni, perfetti).

Genesi. Un cosmo naturale e morale. 

In che modo il racconto biblico delle origini ha definito il rapporto tra ordine cosmico e responsabilità umana? Attraverso una rilettura del libro Genesi, questa lezione del grande biblista Gianfranco Ravasi ha puntato l’ attenzione sul modo in cui la tradizione veterotestamentaria ha pensato la creazione come nascita del cosmo naturale e, soprattutto, come alba di un ordine morale entro cui l’essere umano è chiamato a misurarsi con libertà, limite e responsabilità verso il creato.

 

Cinquanta sfumature di sapiens.

Secondo Mario Tozzi, noto conduttore e divulgatore televisivo, è profondamente errato osservare il mondo esclusivamente dal punto di vista umano. Ciò significa, spesso, dimenticare una verità essenziale: la storia della nostra specie occupa solo uno spazio infinitesimale all’interno di una vicenda naturale lunga miliardi di anni, fatta di trasformazioni geologiche, mutamenti climatici, evoluzione biologica ed estinzioni di massa.

Siamo la minuscola rotellina di un ingranaggio la cui complessità non riusciamo ad afferrare del tutto.

Ripensare il rapporto tra esseri umani e ambiente significa pertanto sforzarsi di osservare il pianeta su scale temporali molto più ampie, riconoscendo quanto profondamente la storia della terra preceda, condizioni e continui a influenzare quella di noi sapiens. Per Tozzi noi uomini non siamo necessariamente i più intelligenti del pianeta.

Noi uomini ci distinguiamo dagli altri viventi non umani (termine con cui Tozzi designa vegetali e animali) solo per la tendenza all’ accumulo.

Abbiamo solo specifiche peculiarità improntate alla ricchezza a discapito degli altri simili e della natura. 

Il cambiamento climatico è indiscutibile e negarne l’ evidenza è da gretti negagnoli ( i negazionisti per Tozzi).

Di Saverio

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