Paura scritto nel 1910 da Stefan Zweig ma attualissimo per il significato di cui si dirà, narra di Irene Wagner, una bella donna viennese, che vive una vita agiata, “apparentemente felice” accanto ai figli e ad un marito facoltoso e rispettato, che le procura ogni genere di soddisfazione, eppure lei segretamente lo tradisce con un altro uomo, dall’aspetto e dal temperamento insignificante.
All’inizio del racconto Irene, nell’androne dell’edificio dove abita il suo amante, incontra una donna, dall’aspetto rozzo e popolano, contrapposto al suo, che le rivela di conoscere tutto di lei e dei suoi tradimenti e che diventerà la sua ricattatrice.
Da quel momento iniziano gli incubi di Irene, si manifesta la paura ingovernabile che il suo segreto venga svelato e che il suo mondo apparentemente perfetto cessi di esistere. Zweig descrive con mirabile precisione lo stato d’animo della paura che si disvela in una miriade di forme e che costituisce il fulcro del racconto.
Il libro è ricco di suspense e il finale non è prevedibile.
Questo breve romanzo pone, come dicevo all’inizio, rilievo alcuni temi attuali, che travalicano la storia raccontata, ed hanno una valenza generale e meritano una particolare riflessione.
Il primo tema è quello della sazietà che “non è meno tormentosa della fame” e che induce le persone “alla curiosità dell’avventura” e a cercare nuove forme di felicità, di soddisfazioni smisurate, attraverso l’eccitazione del pericolo. Irene “godeva di una felicità piena a fianco del marito..…..”, Irene “ viveva adagiata con soddisfatta indolenza nella confortevole quotidianità priva di scosse“. La sua sensualità trovava “pieno appagamento nella vita coniugale“; il marito era superiore al suo amante, eppure lei si concede a quest’ultimo, senza sentirne neanche attrazione fisica, ” senza provarne desiderio“…. per una sorta di curiosità inquieta che, le mollezze della vita quotidiana facile, inducono a dare soddisfazione.
La sazietà della nostra vita, l’appagamento sentimentale, ma anche quello economico, sociale, in mancanza di valori forti, che man mano stiamo smarrendo, ci porta a dare ascolto alla nostra curiosità sfrenata, ai nostri istinti.
Irene è una donna senza valori attaccata alle cose superficiali della vita, ai suoi agi, ai piccoli oggetti che adornano la sua quotidianità.
Lei ha “paura” di perdere tutto questo.
Anche i figli fanno parte di questo ornamentario.
Noi, come lei, senza valori che ci sostengono, saremo capaci di ogni azione, nel vano tentativo di dare linfa ad una vita che ci appare molle e tranquilla, mentre invece dovremmo dare sostanza alla nostra vita obbedendo a principi supremi, quelli dell’amore, del rispetto, della solidarietà verso gli altri, che non sono solo principi religiosi, ma sono il fondamento del nostro essere umani.
L’altro tema è quello del perdono, che discende dal tempo trascorso e della pena espiata attraverso l’angoscia del suo autore. E’ giusto “punire” qualcuno per qualcosa commesso tempo prima, quando quel qualcuno è cambiato con il passare del tempo? quando quel qualcuno non si riconosce più in quello che ha fatto? quando è ora una persona nuova, angustiata dall’errore commesso che non lo rifarebbe più.
Viene narrato il fatto di un ladro che ha commesso un furto tre anni prima e viene condannato. La condanna sembra ingiusta perchè ormai viene punita una persona diversa, che aveva cessato di fare il ladro, e per di più viene punita due volte : il ladro aveva infatti trascorso tre anni nel carcere della propria angoscia temendo che la sua colpevolezza venisse acclarata.
Irene si sente come quel ladro, lei non tradirebbe più ed è angosciata che la sua colpa venga acclarata.
Credo che perdonare la persona che nella sua vita ha sbagliato, quando essa è diventata una persona diversa da quella che ha commesso l’errore (o anche il delitto), sostenerla nella confessione delle sue colpe e darle, infine, un’altra opportunità, è un dovere al quale non dovremmo mai sottrarci.
Il perdono in definitiva è quello che anela Irene nel mentre si tormenta, il perdono è quello che chiede ognuno di noi quando perde la propria strada, il perdono è ciò che dobbiamo concedere a chi chiede di ricominciare.



Dio perdona, gli uomini a volte lo fanno. Quando accade, ci avviciniamo a Cristo, diventiamo anche noi piccoli Salvatori! Ma per capire questo occorre essere buoni d’animo e non tutti lo siamo.
l’ego è ciò che spinge le persone ad andare oltre anche se sazie.
Il perdono più che una scelta, è un percorso finalizzato a liberarti di un peso. Il perdono ha senso quando chi viene perdonato ha compreso i suoi errori.
Spunti di riflessione interessanti
Deve essere un bellissimo libro, grazie per avercelo fatto conoscere attraverso questo commento molto profondo sulla, alla fine,, natura umana, così vulnerabile e predisposta all’errore!