Sofia Assante, giovane autrice romana, ci porta nella vita di Elettra e Andrea, rendendo chiaro fin da subito che i nomi rispecchiano l’eccentricità di lei e l’umana banalità di lui.
È la storia di una promessa fatta da bambini, quindi prima che subentri la malizia, quando i sentimenti sono semplici. Qui gli affetti nascono spontanei e le vite degli altri sembrano più felici, solo perché ad occhi poco allenati sfuggono le sfumature di dolore.
Mentre il lettore sente Roma respirare tra le pagine, i due protagonisti crescono e le relazioni si complicano, anche per via di un evento di cui sono gli unici a conoscere la pesante verità.
L’amicizia diventa innamoramento, le insicurezze diventano certezza di non essere abbastanza, e quello che sembrava un finale già scritto non arriverà mai.
Ormai adulti, l’autrice decide di dar vita al peggiore incubo di ciascuno: la visione della felice realizzazione di quel dannato “e se…”. Così diventa possibile intravedere cosa sarebbe stato di un atto di coraggio al momento giusto, come due vite avrebbero potuto essere, e invece non sono. Questo apparente cinismo è invece la forma della realtà, in cui nessuno è un eroe, né il personaggio ideale con l’azione giusta e il dono del tempismo.
Allora sul finale si riavvolge il nastro, si gioca a carte scoperte: la vita è accaduta lontano dalla fantasia e ogni azione ed ogni inerzia non è stata mai giusta o sbagliata in modo assoluto, perché ha portato con sé qualcosa di buono. Infatti ecco cosa non è questo libro: non è bianco o nero.
Niente va liscio come si aspetterebbe un illuso, ma tutto va al suo posto come vorrebbe un ottimista.
L’esistenza sconta le incomprensioni, le scelte più o meno facili, i chiaroscuri dell’animo umano e così, alla fine, l’unica cosa vera resta quella promessa, legata a un rapporto che è esistito una volta e allora è destinato ad esistere per sempre.
Sconsigliato a deboli di cuore.


