È inevitabile la vita che scorre, con le gioie e i suoi dolori, con le esperienze sempre nuove, alcune che ci saremmo evitate, ci cambia dentro; noi, con gli anni, non siamo più le stesse persone di prima e ci rendiamo conto che non diventeremo mai le persone che avremmo voluto essere.
Siamo altro, irriconoscibili, anche a noi stessi. Diventiamo insofferenti alle cose e alle persone che prima ci piacevano; vorremmo scappare, andare altrove, ricominciare, si’ nuovamente, fare nuovi amici, intraprendere un nuovo lavoro, trattenere con noi solo l’indispensabile e la persona che amiamo.
È una mutazione silenziosa. Capitoli successivi di uno stesso libro, il libro della nostra vita.
E nel frattempo perdiamo pezzi di noi, di quello che eravamo, di quello che gli altri credevano che fossimo.
Eppure ogni tanto succede qualcosa che ti ricorda che non tutto si consuma, che in fondo ci sei sempre, ci sei tu anche quando cambi.
Succede quando, dopo tanto tempo, senti o vedi una persona che non vedi e non senti da mesi, forse da anni. E non c’è imbarazzo. La conversazione parte come se vi foste lasciati ieri e foste certi di rivedervi domani.
Niente spiegazioni. Niente giustificazioni.
Solo naturalezza.
Ci sono legami che non chiedono presenza costante, like su stati wattsapp o social. Stanno lì, ibernati, pronti a tornare vivi al primo segnale.
Sono quei legami che ti ricordano chi sei senza costringerti a tornare indietro. Ti accettano per quello che sei…perché forse in Te vedono, quello che tu non vedi più, tracce di quello che sei stato.
E’ inevitabile il processo di cambiamento, è inevitabile non essere piu’ quelli che si era prima, credo però che dobbiamo sempre aprirci agli altri, lasciare tracce di noi, perché chi ci tiene sappia seguirle e trovarci….e anche noi un giorno ci ritroveremo.




Mi hai fatto venire in mente un incontro avuto di recente con una mia vecchia amica, che non vedevo da tempo.
Abbiamo conversato di questioni importanti ed anche futili, come se avessimo ripreso un discorso interrotto solo il giorno prima, senza perderci in inutili convenevoli!
Mi sembrava di essere tornata indietro di trent’anni!
Una bella sensazione: io, trent’anni fa!
Come dire , raccogli quello che semini! Non parlerei di cambiamento, ma di maturazione interiore. Eri un seme , poi spiga, poi grano, poi farina, pasta , pane, ma alla fine sempre dal seme derivi.