di Giuseppe.
Una giovane coppia che improvvisamente decide di cambiare vita e di trasferirsi con i tre figli minori in un bosco remoto a Palmoli in provincia di Chieti è qualcosa che ci affascina, ma ci pone almeno due interrogativi: è stata una decisione saggia? E, soprattutto, è stato giusto far ricadere sui figli le conseguenze di un progetto di vita così radicale?
Diciamolo: la modernità offre comfort innegabili, eppure è comprensibile che, a un certo punto, i ritmi frenetici, la mancanza di tempo, l’inquinamento e il caos urbano diventino insopportabili. Ritirarsi in mezzo al verde, nutrirsi dei prodotti della terra, vivere in simbiosi con la natura può sembrare un antidoto perfetto. Ma vale lo stesso per bambini che non sono ancora stati logorati dalla vita adulta? È giusto, o prudente, farli crescere senza elettricità, telefono, dispositivi digitali, acqua corrente, gas e istruzione tradizionale?
Nel celebre film L’attimo fuggente, il professor John Keating – interpretato da Robin Williams – invita i suoi studenti a distinguersi, citando Henry David Thoreau: «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita». Nel XIX secolo il ritiro nei boschi era una scelta esistenziale per sottrarsi al rumore del mondo e ritrovare se stessi.
Per quanto suggestive possano essere le parole di Thoreau o le riflessioni del professor Keating, per il tribunale non c’è nulla di saggio nel condurre una famiglia a vivere isolata in un bosco. Al contrario, tale condotta è stata ritenuta così grave da giustificare l’allontanamento dei figli dal genitore e dalla loro insolita abitazione.
Nell’ordinanza – riferisce l’ANSA del 21 novembre – si sottolinea che «la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino».
Un passaggio che richiama l’attenzione sul nodo centrale: i “pari”, ossia i coetanei con cui si cresce, si litiga, si condivide, si costruiscono i ricordi che spesso durano tutta la vita. Sono i compagni che ritroveremo dopo venti, quaranta, sessant’anni, e con cui sarà sempre come se il tempo non fosse mai trascorso.
Eppure, la società moderna ha trasformato i compagni in “pari”, i cittadini in “utenti”, le persone in “consumatori”, per le aziende il lavoratore e’ una “risorsa umana”, per le piattaforme digitali siamo “profili”. I servizi ci vengono offerti non da un essere umano ma da un’app.
È davvero più saggio tutto questo rispetto al vivere a stretto contatto con la natura, alla ricerca dei nostri valori più autentici?
Quelle persone hanno fatto una scelta coraggiosa, forse discutibile ma certamente motivata da una visione del mondo.
Ora tocca alla giustizia italiana fare a sua volta una scelta saggia e ponderata: valutare non solo ciò che è mancato, ma anche ciò che quella vita nei boschi poteva offrire. E decidere, con equilibrio, se quei figli debbano tornare tra le braccia del loro genitore.




Interessante. Le otto montagne, con cui Paolo Cognetti ha vinto il premio strega, affronta “al contrario” lo stesso tema. Spunti di riflessione …