Come puntualmente accade ogni anno, all’avvicinarsi della legge di Bilancio riemerge il dibattito sulla patrimoniale. È quasi un appuntamento rituale: basta evocare il termine “patrimonio” perché si accenda l’idea della ricchezza – e, come noto, la ricchezza altrui suscita sempre un certo turbamento nell’elettorato.
In realtà, una patrimoniale in Italia esiste già da tempo: non una sola imposta generalizzata, ma un insieme articolato di tributi che colpiscono il possesso di beni e attività finanziarie. Tra le principali:
IMU su seconde case e immobili strumentali, che rappresenta la quota più rilevante del gettito;
Imposta di bollo su conti correnti, depositi e strumenti finanziari;
Bollo auto, tassa di possesso sui veicoli;
Imposta di registro su compravendite e locazioni.
Complessivamente, queste voci generano ogni anno oltre 50 miliardi di euro, a dimostrazione che l’Italia non è affatto un Paese privo di tassazione patrimoniale, come talvolta si sostiene nel dibattito pubblico.
Nel contesto attuale si inserisce la posizione del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che propone un prelievo aggiuntivo di solidarietà sulle grandi ricchezze. L’idea è una aliquota moderata, applicata ai patrimoni molto elevati, allo scopo di alleggerire il peso fiscale su lavoratori e pensionati e di reperire risorse per il finanziamento dei servizi pubblici.
Sul piano etico, appare ragionevole sostenere che chi dispone di maggiori risorse debba contribuire in misura proporzionale al benessere collettivo. Non è coerente con l’interesse generale che consistenti patrimoni restino improduttivi o immobilizzati, senza generare valore economico o sociale. La ricchezza, in una società moderna, non è solo un bene privato: è anche una responsabilità.
Resta, tuttavia, un tema delicato: una tassazione eccessiva o mal calibrata può incentivare la fuga di capitali e contribuenti facoltosi verso Paesi percepiti come più favorevoli. Questo fenomeno, già osservato in altre economie europee, ridurrebbe il potenziale gettito e indebolirebbe la base fiscale.
La sfida, dunque, non è evocare la patrimoniale come consueta liturgia pre-manovra, ma costruire un sistema equilibrato: capace di garantire equità redistributiva, preservando al tempo stesso la competitività del Paese e la permanenza dei contribuenti ad alta capacità contributiva. In altre parole, trasformare un rituale ricorrente in una scelta di politica fiscale ponderata e realmente utile.
Giuseppe Rizzo



