In questo periodo – per alcune vicende che mi hanno colpito e per altre in cui sono stato spettatore – mi è tornata spesso in mente una parola: atarassia.
In filosofia (per gli epicurei e gli stoici) indica “lo stato di indifferente serenità del saggio, che ha raggiunto il dominio delle proprie passioni ed è imperturbabile di fronte alle vicende del mondo” (cit. Dizionario Treccani).
Mi sono chiesto a che età si raggiunga questo stato.
Sarebbe innaturale se arrivasse prima dei diciotto anni, quando dominano i moti dell’animo, i turbamenti, le inquietudini che conducono l’essere umano, in quell’età, ad un cosciente stato di insoddisfazione. È improbabile che giunga prima dei trenta, quando studi, lavoro, desiderio di trovare un posto nella società e voglia di cambiare il mondo occupano gli spiriti, anche quelli meno inquieti. Altrettanto improbabile è che si manifesti prima dei cinquanta, quando matura la coscienza civile e al desiderio di cambiare il mondo si sostituisce quello di cambiare la propria vita: ci si sposa, si diventa padri e madri, compagni; si cambia partner, auto, casa, amicizie e, chi può, persino lavoro.
Non resterebbe, dunque, che aspettarla dopo i cinquanta, magari seduti comodamente in poltrona, sorseggiando una tazza di tè caldo deteinato.
Eppure io, che i cinquanta li ho compiuti da qualche anno (pochi), continuo a non rassegnarmi. Continuo a essere perennemente insoddisfatto, a voler migliorare il mondo e la mia vita, e quella di chi mi sta accanto. Non sono mai stato così perturbabile dagli avvenimenti come adesso, mi indigno davanti alle ingiustizie e non ho perso il vizio di solidarizzare con i più deboli.
Non ho alcuna voglia di attendere l’atarassia in poltrona. Al tè preferisco il caffè e, se proprio devo sorseggiare qualcosa, scelgo un bel bicchiere – magari due – di vino rosso Magliocco.
Non sono, ovviamente, il solo. Anzi, diciamo che, per farmi del male, mi circondo di persone che dell’atarassia non vogliono proprio saperne. E sono quelle a cui voglio più bene.
Forse è una vita coscientemente infelice quella di chi, come me, è dominato dalle passioni, è afflitto da ciò che accade nel mondo, vive le ingiustizie come un affronto personale, non è mai soddisfatto di sé, delle cose, delle persone, e continua a inseguire altri traguardi.
Ma è ancora più triste, a ben vedere, la serenità di chi è pago di ogni cosa.
L’atarassia, per quanto mi riguarda, può attendere.



Epicurei si nasce, non si diventa! Come dire se non lo sei a 18 anni non lo sarai mai nella vita. E’ dna.