The words

The Words è un film di qualche anno fa disponibile su Prime. Diciamo subito che non è un capolavoro e non rientra tra le migliori interpretazioni di Bradley Cooper e Zoe Saldana.

La trama

Il film racconta di uno scrittore affermato che presenta al pubblico, leggendone i primi capitoli, il suo ultimo libro destinato a diventare un bestseller: The Words, appunto.

Il romanzo narra la vicenda di un giovane scrittore newyorkese, volenteroso e talentuoso, che però non riesce a trovare un editore disposto a credere in lui. Le sue storie non sono considerate abbastanza coinvolgenti e lui non è ancora un nome spendibile sul mercato.

Per caso, nella tasca di una vecchia borsa acquistata da un antiquario a Parigi, trova un manoscritto consunto, scritto a macchina. La storia contenuta in quelle pagine è straordinaria. Rory — che non è mai stato capace di descrivere i sentimenti con tale intensità — ne resta affascinato e, spronato dalla moglie, lo propone a un editore. Il libro viene pubblicato e diventa un successo mondiale.

Rory prenderà una decisione che cambierà per sempre la sua vita.

Si torna da dove si è iniziato: chi è l’affermato scrittore che ha scritto il libro the words?

La relazione tra sogno e realtà

La storia — più che la sceneggiatura — è interessante e offre diversi spunti di riflessione.

Quanti di noi sono riusciti ad assecondare, ammesso che ne abbiano avuto l’opportunità, i propri talenti?

Ci sono persone nate con un dono per la scrittura, la musica o lo sport che, dopo i primi successi adolescenziali, hanno smesso di seguire la propria vocazione.

Qualcuno direbbe che non hanno creduto abbastanza in se stesse; forse, invece, non avevano il tempo o le condizioni per continuare a farlo. Eppure abbiamo una sola vita e non dovremmo arrivare a sprecare ciò che sappiamo fare meglio.

Rory può coltivare il suo talento finché il padre contribuisce al suo sostentamento. Quando questo aiuto viene meno, e il romanzo “giusto” non è ancora arrivato, è costretto a ripiegare su un lavoro da commesso in una casa editrice, che gli garantisce una vita dignitosa.

È più importante ottenere il successo o realizzare la propria vocazione? Per Rory contano il successo, la fama, la considerazione della moglie, tanto da non farsi scrupoli a pubblicare un romanzo non suo, che gli porterà notorietà e denaro, salvo poi dover fare i conti con se stesso.

Perseguire il proprio talento, per me — che di talenti non ne ho mai avuti, a differenza di Rory — significa fare ciò che si sa fare bene, senza inseguire necessariamente successo o visibilità.

Mi ha colpito un fraterno amico che, appassionato di scrittura e filosofia, ha deciso di pubblicare un libro in un’unica copia, solo per sé.

Ci sono pittori che non venderebbero mai un loro dipinto, poeti che non vorrebbero la propria anima in pasto agli estranei, cantanti che arrossirebbero al solo pensiero di esibirsi in pubblico.

Il vero significato del talento

Il vero scrittore non smette di scrivere; il vero artista non smette di dipingere; il vero musicista è colui che sa dare suono alle parole, anche solo per sé stesso. Conta davvero vedere il proprio talento ripagato dal successo? Credo di no. Per non sprecare la propria vita, conta assecondare la propria natura, continuare a fare ciò per cui si è portati e che dà felicità.

Non è necessario che il talento diventi un mezzo di sostentamento — non sempre ci sono occasioni o tempo per riuscirci — ma, per chi ce l’ha, è ciò che permette di vivere meglio e di dare qualcosa agli altri.

Rory se ne accorgerà, come se ne accorgerà l’autore del romanzo The words…ed è proprio il finale a dare senso al film.

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