Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a votare ( o non votare) un referendum costituzionale confermativo su una riforma della giustizia già approvata dal Parlamento.
Il voto serve a decidere se confermare o respingere una modifica della Costituzione che riguarda l’organizzazione della magistratura, in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Il referendum costituzionale è previsto dall’articolo 138 della Costituzione.
Si svolge quando una legge costituzionale non ha ottenuto in Parlamento la maggioranza dei due terzi.
Gli elettori non possono modificare il testo, ma solo approvarlo o respingerlo nel suo insieme.
Non è previsto quorum: la riforma passa o viene respinta in base alla maggioranza dei voti validi.
Situazione attuale
Attualmente giudici e pubblici ministeri fanno parte di un unico ordine della magistratura.
Svolgono funzioni diverse, ma condividono:
a) le stesse garanzie di indipendenza;
b) lo stesso sistema di carriera;
c) gli stessi organi di autogoverno.
Il passaggio da una funzione all’altra è possibile, anche se sottoposto a limiti e oggi poco frequente.
Il CSM è unico ed è l’organo di autogoverno di tutti i magistrati. Si occupa di:
- nomine e trasferimenti;
- progressioni di carriera;
- procedimenti disciplinari ( che con la riforma verranno affidati ad altro organo)
Il CSM è composto dal Presidente della Repubblica che lo presiede, dal Primo presidente della Corte di Cassazione e dal Procuratore Generale presso di essa; nonché da 24 membri elettivi che durano in carica quattro anni: due terzi sono magistrati ordinari eletti dai magistrati con voto; un terzo sono professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con quindici anni di esercizio eletti dal Parlamento
Il sistema elettivo – sostengono i sostenitori della riforma – ha favorito nel tempo un ruolo rilevante delle correnti associative della magistratura. Il ricordo del ” sistema” Palamara è ancora vivo nelle nostre memorie.
Il testo della riforma e cosa cambia
Le carriere dei magistrati giudicanti e quelle dei magistrati requirenti (pubblici ministeri) si separano. La riforma introduce una separazione formale e definitiva tra giudici e pubblici ministeri.
Oggi Giudici e PM svolgono funzioni diverse ( i primi giudicano e i secondi dirigono la fase delle indagini preliminari e sostengono l’accusa in giudizio), ma appartengono allo stesso ordine giudiziario e i loro percorso di carriera è deciso dal medesimo CSM
Con la riforma avremo due CSM. Vengono istituiti:
- un Consiglio Superiore della Magistratura giudicante;
- un Consiglio Superiore della Magistratura requirente.
Ciascun Consiglio governa solo la propria carriera e si occupa di nomine, valutazioni e progressioni.
La riforma prevede il ricorso al sorteggio per la selezione dei componenti togati, in luogo del sistema fondato sul voto.
La componente magistratuale resta prevalente, ma:
- non è più eletta dai magistrati;
- viene estratta secondo criteri stabiliti dalla legge.
I membri laici continuano a essere nominati dal Parlamento.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso delle correnti e delle dinamiche elettive interne.
Effetti della riforma
La riforma istituisce una Corte disciplinare di rango costituzionale, competente per i procedimenti disciplinari contro tutti i magistrati.
La Corte è composta:
- in parte da magistrati;
- in parte da giuristi esterni.
I componenti non sono scelti dai Consigli Superiori, ma nominati secondo le modalità previste dalla legge costituzionale, con l’intervento degli organi istituzionali (in particolare il Parlamento).
La funzione disciplinare viene così separata dal governo delle carriere.
Se la riforma entra in vigore:
- giudici e pubblici ministeri avranno carriere e autogoverno separati;
- il sistema elettivo interno viene sostituito (in larga parte) dal sorteggio;
- la disciplina dei magistrati è affidata a un organo autonomo e distinto;
- restano invariati i principi di autonomia e indipendenza della magistratura.
Se vince il NO:
- resta l’attuale assetto con magistratura unitaria e CSM unico eletto;
- la riforma non produce effetti giuridici.




Un articolo che spiega analiticamente la situazione attuale e quella potenziamente futura di chi esercita il terzo potete dello Stato, la Magistratura!
Questo Referendum, a mio avviso, senza volere in alcun modo politicizzare l’argomento, è un’occasione per rendere chi giudica veramente libero e per separe nettamente l’operato della magistratura requirente da quella giudicante!